Comodato, un contratto usurato

La possibilità, minacciata dalla Fegica prendendo spunto dal nuovo punto vendita di Carrefour di Brindisi, che il gestore possa venire meno all'”obbligo di esclusiva” per i rifornimenti, segna una svolta importante nel rapporto tra sindacato e compagnie. Da anni le tre confederazioni chiedono in tutte le sedi di essere “svincolati” da questo obbligo, ma nessuna aveva mai avanzato l'idea di mettere in atto un'azione sindacale tanto forte, che dalla Puglia potrebbe estendersi su tutto il territorio nazionale, nonché ad altri casi come a quello che i gestori chiamano il “doppio canale” di Shell. Non a caso la Fegica promette che Brindisi “non rimarrà un caso isolato, proprio perché un caso isolato non è” e anche Moreno Parin, gestore del trevigiano e presidente del sindacato Gisc_TV, solitamente non molto morbido nei confronti delle tre sigle sindacali, dice di apprezzare molto e voler appoggiare l'iniziativa Fegica. “Finalmente la Fegica – ha detto Parin consultato dalla Staffetta – comincia a ragionare in questi termini”. E la possibilità che la minaccia venga messa in atto inizia a preoccupare anche le compagnie.

Innanzitutto è necessario sottolineare che, nella sua impostazione iniziale, l'”obbligo di esclusiva” ha una sua ragione d'essere. La compagnia infatti, oltre a fare i dovuti investimenti (come fa la Gdo o l'operatore privato), ci “mette la faccia” sull'impianto, con il suo logo, e dunque garantisce all'utente la qualità del prodotto (ad esempio che non è miscelato con sostanze che poi danneggiano il motore).

Il consumatore – in caso di protesta – si può quindi rivolgere direttamente alla compagnia, che ne deve rispondere. Oggi però, rispetto a dieci anni fa, lo scenario è cambiato: il peso delle pompe bianche e della Gdo si fa sempre più significativo, soprattutto dopo la chiusura dell'istruttoria dell'Antitrust sui “prezzi consigliati”, e questo dovrebbe necessariamente portare a pensare che siano necessarie delle modifiche nel contratto di comodato per una revisione dell'”obbligo di esclusiva”. Si potrebbe ad esempio inserire nel contratto una clausola o “un patto di non concorrenza”: la compagnia si impegna a non fare concorrenza al gestore – e quindi a non vendere lo stesso prodotto a prezzo inferiore – nel raggio di tot chilometri. Ne va, anche in questo caso, della sopravvivenza del gestore, che magari si vede vendere, nell'impianto accanto, il prodotto a 10 centesimi in meno, senza poter fare le dovute contromosse.

Lo svincolo dall'obbligo di esclusiva si inserisce comunque nel calderone delle richieste alle istituzioni dai gestori e mai ottenute. E qui subentra la seconda novità della settimana: il cambio repentino di registro della Fegica nei confronti del Governo e in particolare del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola (v. notizia a parte). Si pensavano infatti archiviati i tempi in cui il sindacato si batteva a suon di scioperi contro le “lenzuolate” di Bersani: il famoso Protocollo d'Intesa firmato a luglio dal ministro e dai gestori avrebbe dovuto aiutare la categoria a non rimanere schiacciata dalla liberalizzazione della rete (grazie anche appunto allo svincolo dall'obbligo di esclusiva, oltre che al bonus fiscale, all'aumento della sicurezza, all'inserimento del lavoro dei gestori tra i lavori usuranti e così via). La Fegica accusa ora il Governo di non essere passata dalle parole ai fatti, facendo sì che la situazione in alcune circostanze “sia decisamente peggiorata”.

Si profila dunque una nuova stagione di contrapposizione della categoria anche con il Governo. Con la differenza che ora, a posto degli scioperi, il sindacato preferisce sfidare direttamente le compagnie, e per riflesso anche le istituzioni, sul piano contrattuale.